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Giorno della Memoria – La valigia delle emozioni per ricordare la Shoah

Giorno della Memoria - La valigia delle emozioni per ricordare la Shoah.

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La valigia delle emozioni per ricordare la Shoah

La “valigia dei deportati” è uno degli oggetti più simbolici dello sterminio degli Ebrei. Era spesso piccola, preparata in fretta, riempita con poche cose essenziali: un cambio di vestiti, una fotografia, un oggetto caro e un po’ di cibo per il viaggio. Non era soltanto un oggetto materiale, ma un contenitore di affetti, emozioni, angoscia per un futuro incerto ed un filo di speranza, che per la stragrande maggioranza, si spezzò nelle “camere a gas”. I nazisti facevano credere che si trattasse di un trasferimento temporaneo, e così quella valigia diventava il contenitore delle ultime speranze, della fiducia ingenua in un ritorno possibile. Su molte di esse c’erano un nome, una data di nascita, un indirizzo: segni di identità che nei campi sarebbero stati cancellati e sostituiti da un numero. Quelle valigie, accumulate e svuotate, raccontano il passaggio violento dalla vita quotidiana all’annientamento, dal volto umano alla massa anonima di persone ridotte a merce di cui sbarazzarsi in fretta.

Accanto a quella valigia reale e pesante, possiamo immaginare la “valigia delle emozioni” degli alunni che oggi studiano e fanno memoria della Shoah. Non contiene oggetti materiali, ma domande, turbamento, incredulità ed indignazione. Dentro ci sono la tristezza per le vite spezzate, la rabbia per l’ingiustizia, la paura nel comprendere fin dove può arrivare l’odio umano. Ma c’è anche qualcosa di prezioso: l’empatia, la capacità di immedesimarsi in coetanei di allora, bambini e adolescenti privati dei loro sogni.

Se la valigia dei deportati rappresenta la perdita dell’identità, quella degli studenti è diventata uno spazio di riflessione e costruzione di coscienza civica. Fare memoria non significa solo conoscere dei fatti storici, ma lasciare che quelle emozioni scavino dentro e diventino responsabilità. I ragazzi, riempiendo la loro valigia interiore, imparano che ogni nome ha un volto, ogni numero una storia, ogni persona una dignità. E comprendono che ricordare è un modo per difendere la dignità umana oggi, perché ciò che è accaduto non si ripeta mai più.

Referente per la Shoah, prof. Iosif Mihaes